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Milano cambia. Cosa c’era prima in via Mecenate?

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A Milano negli ultimi anni si sta assistendo a una poderosa trasformazione del tessuto urbano, che ha il suo motore nel riutilizzo di numerose aree industriali dismesse. La Pirelli alla Bicocca, la Falk di Sesto, la Magneti-Marelli di via Adriano, l’Innocenti di Lambrate, la Montedison di Rogoredo, sono solo alcuni dei tanti stabilimenti che hanno fatto la storia dell’industria milanese, da cui rinascono centri commerciali e quartieri residenziali.
Questo processo di trasformazione dell’industria e dei luoghi da essa occupati non è del tutto nuovo.
In zona Mecenate, le ex-Officine Caproni a Taliedo dagli anni ’50 ha progressivamente cambiato aspetto, anche se ha conservato lo spirito di una vivace area produttiva, nella quale sono presenti alcuni validi esempi di recupero e restauro di edifici industriali.

La porzione fuori Porta Vittoria e delimitata ad est dal corso del Lambro prende il nome dalla scomparsa “Cascina Taliedo” e mantenne la sua vocazione agricola fino al primo decennio del ‘900, nonostante le linee ferroviarie per Venezia e per Piacenza già la attraversassero.

Nel 1910 quest’area venne rapidamente sistemata per accogliere la competizione aeronautica da cui poi nacque l’aerodromo di Taliedo. Il campo occupava l’area all’incirca compresa fra via Mecenate, viale Ungheria, via Bonfadini, via Salomone, e via Zama. Insomma, proprio la zona di Quintiliano 5!

Qui, già prima della I Guerra Mondiale venne costruito un insediamento militare permanente.
Il primo lotto dei grandi capannoni industriali della ditta Caproni fu invece costruito a partire dal 1915 nella zona est dell’aerodromo; gli edifici da un lato si affacciavano sulla attuale via Mecenate, e verso ovest si aprivano sul campo di Taliedo.
Dopo il 1922, con l’avvento del fascismo, le attività aeronautiche civili e militari ebbero una graduale ripresa, e la Caproni fu gradualmente ampliata fino a passare la strada dell’attuale via Mecenate. Questo territorio è stato sin da subito legato a Linate (inaugurato nel 1937), anche se non è mai stato attuato il progetto di collegamento.
Gli stabilimenti della Caproni, nonostante il loro indubbio valore strategico, furono sostanzialmente risparmiati dai numerosi bombardamenti aerei che colpirono ripetutamente Milano a partire dal 1943.
Dopo la guerra la fabbrica, quasi intatta, avrebbe potuto riprendere rapidamente la sua attività produttiva. In realtà la società Aeroplani Caproni, che durante il periodo fascista era divenuto un gruppo industriale di grandissime dimensioni (aveva circa 50mila dipendenti), si trovò in gravi difficoltà per il crollo delle commesse militari. Nonostante vari tentativi di riconvertire l’azienda a nuove produzioni (carrozzerie, veicoli, elettrodomestici, ecc.), nel 1950 l’azienda fu costretta a dichiarare bancarotta.

Con il fallimento della Caproni l’area perse definitivamente il suo ruolo aeroportuale, divenendo zona residenziale (il quartiere Taliedo fu edificato nella prima metà degli anni ’60) ed industriale.
Per pagare i debiti, i capannoni della Caproni non furono demoliti, ma gradualmente venduti o affittati e quindi riconvertiti. Sul lato ovest della via Mecenate sono ancora situati gli edifici più vecchi ed esteticamente più pregevoli. Uno degli interventi di recupero e restauro meglio riusciti è stato effettuato con le Officine del Volo: uno spazio polifunzionale attrezzato che viene affittato per mostre, ricevimenti, servizi fotografici.

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